Ill.mo Generale Roberto VANNACCI,
la legge di riforma della cittadinanza n. 74 del 2025 (D.L. 36/2025) ha limitato la trasmissione del diritto di cittadinanza alla seconda generazione, a decorrere dal 29 marzo 2025. (Vedi D.L. 35 del 2025 convertito con Legge 74/2025)
Prima del 2025 non vi era alcun limite generazionale, per cui la cittadinanza italiana, a decorrere dal 1861, poteva essere recuperatadai discendenti di emigrante italiano in ogni tempo, a conferma che la Patria non aveva dimenticato i suoi figli all'estero e che li seguiva anche all'estero.
L'Unità d'Italia risale al 1861, quindi ad epoca piuttosto recente, non paragonabile agli altri Stati europei che risalgono all'anno 900 d.C. l'Inghilterra ed a Carlo Magno, la Francia, anch'essa nata attorno al 843 d.C.., ove è giustificato un limite generazionale.
La nostra storia invece è recente, e proprio l'Unità d'Italia determinò una grave crisi economica e sociale per cui emigrarono circa 20 milioni di Italiani.
Tuttora emigrano dall'Italia migliaia di persone, per cercare condizioni di vita migliori.
E' forse una colpa? No, la stessa Costituzione tutela l'emigrazione all'art. 35
Articolo 35
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.
All'improvviso, senza alcun preavviso e senza fissare alcun termine per la domanda di cittadinanza (come era avvenuto per i discententi del Trentino Alto Adige, con la Legge 379/2000 che aveva concesso 5 anni di tempo per presentare la domanda vedi LINK) nel 2025 il Governo preclude a tutti i discendenti di presentare la domanda per recuperare la cittadinanza italiana.
La Patria dunque, dopo oltre 100 anni dalla Legge 555 del 1912 (vedi LINK), che aveva sancito lo ius sanguinis come metodo prevalente di trasmissione della cittadinanza, sopprime o limita fortemente lo ius sanguinis e preclude la cittadinanza ai discendenti da cittadino italiano emigrato nel 1800-1900, che non sono più cittadini italiani per nascita (nè per discendenza,)
I discendenti, che pur avevano conservato i legami con la Famiglia italiana e con la Patria di origine, oggi sono molto rattristati e delusi dalla Patria italiana ed hanno un fortissimo senso di abbandono.
Immagina come se tuo nonno o il bisnonno dicesse: "da oggi non sei più mio nipote, e visto che sei discendente da italiano emigrato, non sei più cittadino dell'Italia, arrangiati come puoi e non mi chiedere più aiuto" .
A nessuno farebbe piacere sentire un simile discorso e nella propria intimità ci si sente abbandonati da tutti.
Questa tristezza la vedo chiaramente sul volto dei discendenti che speravano di riconquistare la nostra cittadinanza.
Dico "riconquistare" perchè il percorso di riacquisto già da prima era un percorso ad ostacoli burocratici, con costi molto elevati.
Il diritto naturale, che per gli italiani era da 165 anni lo ius sanguinis, è stato di fatto soppresso, o molto limitato sino alla seconda generazione.
Circa 60 milioni di discendenti non sono più cittadini italiani, né potranno fare ritorno nella Patria dei loro antenati.
La storia non è valsa nulla, all'epoca milioni di italiani furono accolti in Brasile, Argentina ed in tutti gli Stati americani, ove pure trovarono condizioni molto difficili. Dopo oltre 100 anni il flusso è al contrario e l'Italia non accoglie i discendenti dei nostri emigranti e, per legge, rifiuta il ripristino del legame con la Patria dei loro antenati
Ma i nostri concittadini esteri non si sono rassegnati a diventare "cittadini di serie B", vogliono vedere riconosciuto il loro diritto alla cittadinanza italiana o, quantomeno, a non vedersi esclusi dall'Italia, avendo conservato intatti i legami familiari e nazionali: stessa lingua, traduzioni, ceppo .
Gli italiani all'estero hanno diffuso la nostra cucina, oggi diventata Patrimonio dell'Umanità.
Chiedo al Generale Vannacci di abbracciare la causa del ripristino della cittadinanza iure sanguinis, mediante la revisione della Legge 74/2025 definita dai discendenti "legge della vergogna" .
Avv. Marco Pepe
P.S. chi volesse aderire all'appello può iscriversi al Gruppo Facebook per il ripristino dello ius sanguinis su questo link: https://www.facebook.com/groups/1393847034984906/
Oppure può scrivermi all'email