senato romano

 

(aggiornato al 13.2.2019)

- sul grado di conoscenza della lingua italiana, vedi QUI 

- Sul QCER Quadro Comune Europeo di riferimento) vedi QUI

Il Decreto Salvini ha aggiunto l'art. 9.1 allla Legge sulla cittadinanza italiana n.91 del 1992.

 Chi richiede la cittadinanza italiana deve avere adeguata conoscenza della lingua stessa, come previsto dalla norma citata:

Art. 9.1. delL. L

1. La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 e' subordinata al possesso, da parte dell'interessato, di un'adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). A tal fine, i richiedenti, che non abbiano sottoscritto l'accordo di integrazione di cui all'articolo 4-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del medesimo testo unico, sono tenuti, all'atto della presentazione dell'istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, ovvero a produrre apposita certificazione rilasciata da un ente certificatore riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca (1)  .

[1] Articolo inserito dall'articolo 14, comma 1, lettera a-bis), del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni dalla Legge 1° dicembre 2018, n. 132.

 

  Sorge il problema di coloro che sono dichiarati cittadini italiani a seguito di sentenza del Tribunale, o che recuperano la cittadinanza dei loro antenati.

   Sembra che i Consolati richiedano la conoscenza della lingua anche a chi fa valere la sentenza che lo dichiara cittadino italiano per discendenza.

  Questa prassi non sembra adeguata  perchè la legge limita tale obbligo ala sola  "concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 e' subordinata al possesso". 

   Quindi l'obbligo di conoscenza della lingua grava su chi chiede la cittadinanza per matrimonio (art.5) e nei casi previsti dall'art. 9:

Art. 9.

1. La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell'interno:

a) allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera c) ;

b) allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente alla adozione;

c) allo straniero che ha prestato servizio, anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;

d) al cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica;

e) all'apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;

f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, la cittadinanza può essere concessa allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato.

   Quindi, non rientra in nessuna di queste ipotesi il cittadino che recupera la cittadinanza per discendenza per via paterna o per via materna, e la richiesta del Consolato appare, allo stato ed in difetto di circolari esplicative, illegittima.

                    Difatti, nella ipotesi "giudiziale" il Giudice riconosce (e non concede) che la cittadinanza preesisteva per i discendenti, e quindi essi non richiedono alcuna cittadinanza, che non abbiano posseduto prima, e quindi si presume che conoscano la lingua italiana.

                Vedremo cosa dirà nel futuro il Ministero su questi casi.